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Rivista
Bimestrale di Ufologia, Mistero, Astronomia, Scienze di Frontiera,
Archeomisteri, Esobiologia, Informazione Alternativa...
ARTICOLI NON INEDITI INTERESSANTI
Vi presentiamo in queste pagine una serie di articoli che sono
stati già pubblicati in internet o in riviste e libri, e che quindi non abbiamo
potuto inserire nella rivista; ve li presentiamo poichè ci sembrano decisamente
interessanti.
Numero 1
L’Astrolabio di Pinches
di Michele Proclamato,
proclamato1@interfree.it (studioso e ricercatore
www.micheleproclamato.it)
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A differenza del Labirinto l’immagine del rosone mi suggeriva
qualcosa di già visto, per la prima volta alla presuntuosa sensazione di
sapere si sposava la certezza logica del conoscere, infatti fra le tante
letture piuttosto alternative, fatte in modo caotico ma continuo, ricordavo
distintamente un testo dedicato alla Mesopotamia dove gli scavi
archeologici, avvenuti nei primi decenni del secolo scorso, portarono alla
luce un esempio sfacciato di Oopart, in pratica un oggetto che non doveva
esistere. |
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Una vera e propria febbre archeologica, in quel periodo, spingeva le
più importanti nazioni europee, in odore di colonialismo, a sfidarsi in
Mesopotamia nel dissotterrare il maggior numero di reperti che avrebbero poi
fatto bella mostra di sé nei rispettivi musei nazionali. L’Inghilterra ormai
potenza, già da tempo consolidata, si distinse con una spedizione diretta da un
famoso archeologo (per quei tempi) T.G.Pinches, nella zona della biblica Ninive,
la cui biblioteca riportata in parte alla luce, si dimostrò essere una fonte
inesauribile di informazioni, esattamente come l’ultimo re babilonese
Assurbanipal, volle. Fra le migliaia di tavolette in argilla, incise da
caratteri cuneiformi riportate alla luce, il Pinches fu attratto da un disco,
sempre in argilla, di quasi venti centimetri di diametro il quale fin dal primo
momento si dimostrò essere piuttosto riottoso a qualsiasi interpretazione. Fu
così che il disco in questione divenne tema di discussione presso la Royal
Asiatic Society di Londra, dove il Pinches ed i suoi esperti cercarono di dare
una spiegazione, per allora logica, a ciò che avevano scoperto.Il disco si
presentava suddiviso in” dodici” sezioni a loro volta contraddistinte da
“tre”zone concentriche che suddividevano il tutto in "36" parti, spiccavano al
centro del disco “dodici”piccole sfere, cornice di una sfera più grande
considerata matrice di tutte le suddivisioni.Ogni sezione, come tutte le zone
era caratterizzata da numeri e nomi pressoché sconosciuti, nel periodo della
scoperta,l‘età di appartenenza come tutto il manufatto era imprecisata, si
ipotizzava comunque alcuni millenni prima di Cristo.Col passare del tempo
grazie alla traduzione di moltissime “tavolette “ si riconobbero i nomi
presenti come quelli dei mesi dell’anno mesopotamico mentre s’incominciava ad
ipotizzare come altri nomi presenti, fossero quelli delle costellazioni
zodiacali, i numeri in ogni modo rimanevano un enigma. A distanza di tempo
durante l’ennesima conferenza presso la R.A.Society si alzò il “velo”del
mistero definendo il piatto mesopotamico un raffinato esempio di Astrolabio,
esso,secondo gli esperti inglesi, rappresentava costellazioni, pianeti e mesi
del mondo Sumero a testimoniare il loro raffinato patrimonio di conoscenze
astronomiche, quindi il tutto, vista" l’indiscussa" interpretazione, cadde nel
dimenticatoio.
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Un vero peccato,si un peccato, perché quell’Astrolabio si rivelò
essere, in modo forbito, una rappresentazione Bidimensionale di un oggetto,
esaminato dallo spazio, di forma Tridimensionale. |
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(A) La via di ANU: costituita dai cieli centrali e dalle
costellazioni zodiacali
(B) La via di Enlil: costituita dai cieli settentrionali (dell’emisfero
Boreale)
(C) La via di Ea: rappresentata dai cieli meridionali(dell’emisfero Australe)
Alla suddivisione “celeste” delle tre vie corrispondeva una”
terrestre”rappresentata a livello numerico da riferimenti angolari pari a 120°
per”via” il tutto suddiviso in frazioni di 30° per un totale di 360°.Come e
perché popoli vissuti lungo e intorno al 30° parallelo conoscessero i “cieli”
Australe e Boreale è un mistero, comunque la suddivisione numerica delle
sezioni contraddistinta dalla tre “zone-vie” era pari a 360° come sopra, si
trattava quindi non di un Astrolabio bensì di un” Planisfero” con suddivisioni
temporali,angolari,planetari,e stellari.Per rendere la cosa più comprensibile
qualcuno aveva “schiacciato”la Terra e i suoi “cieli” trasformando il tutto,
corredato da informazioni numeriche e non, in un opera grafica sferica, se
vogliamo un “piatto”.
Mentre la mia mente ripercorreva la storia dell’Astrolabio mesopotamico i miei
occhi continuavano ad essere puntati sulla foto del rosone di Collemaggio per
un attimo non pensai più,di nuovo il silenzio, il silenzio della”mia”basilica
aveva il sopravvento sulle mia logica mentre mi trovavo comodamente seduto.
Sinceramente non so quantificare la durata di quell’attimo, ma quando finì
finalmente e veramente sapevo: il Planisfero e il Rosone erano la stessa
cosa.Per la prima volta il mio sentire e il mio sapere si erano uniti ottenendo
un effetto macroscopico, viaggiavo, potevo viaggiare nel tempo a cavallo di una
intuizione che col tempo riuscii a capire, ma che nascondeva i pericoli e le
insidie di una scienza mai riconosciuta ma da sempre appartenuta all’uomo.Essa
scorreva come un fiume sotterraneo a cui tutte la civiltà in tutti i tempi si
sono abbeverate, ma era ed è comunque bistrattata dalla religione come dalla
scienza ufficiale. L’euforia della mia piccola scoperta presto fu accompagnata
da una miriade di interrogativi sul chi avesse dato all’uomo conoscenze tali
considerando i lontani periodi, sempre imprecisati, da cui provenivano,era un
fatto comunque che ora potevo “decifrare “in modo inaspettato un linguaggio
all’interno dei Rosoni,grazie a una scienza non ufficiale dalla discutibile
provenienza.
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