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Rivista
Bimestrale di Ufologia, Mistero, Astronomia, Scienze di Frontiera,
Archeomisteri, Esobiologia, Informazione Alternativa...
ARTICOLI NON INEDITI INTERESSANTI
Vi presentiamo in queste pagine una serie di articoli che sono
stati già pubblicati in internet o in riviste e libri, e che quindi non abbiamo
potuto inserire nella rivista; ve li presentiamo poiché ci sembrano decisamente
interessanti.
Numero 1
Intervista alla dr.ssa Giulia d’Ambrosio,
a cura di Liliana Santi,
lilias15@libero.it, ricercatrice e webmaster "Misteri Forum",
impegnata su diversi fronti nel sociale
Intervista pubblicata sul Forum “UFO Contact Forum” alla pagina web:
http://www.migliorforum.com/ufocontact/intervista-alla-dottgdambrosio-vt921.html
Ringrazio la dott. Giulia Maria d'Ambrosio, neuropsichiatra infantile e
psicoterapeuta, per aver risposto alle mie domande.
La dott. d'Ambrosio si occupa di Incontri Ravvicinati del IV tipo dal 1996 ed è
coordinatrice del PARSEC: un'associazione di terapeuti finalizzata a studiare
il fenomeno degli IR4.
Liliana Santi: Quanti pazienti La contattano credendo di essere
protagonisti di IR4 e poi risultano affetti da gravi psicosi che niente
c'entrano con gli alieni.
Giulia d’Ambrosio: Le persone che soffrono di psicosi in genere non
delirano, come questione fondamentale, riguardo il fatto di essere rapiti. Di
solito il delirio di tipo persecutorio, che ha come tematica questioni
"spaziali" verte di più sull’essere spiati. Oppure sul fatto di essere nati in
provetta nello spazio. Ho incontrato solo un paio di persone così, e una
comunque non era venuta da me per gli IR4 ma perché le avevano portato via il
figlio i carabinieri, non gli alieni. Piuttosto vi sono persone, non
psicotiche, che hanno delle visioni o dei sogni, o pensano di ricevere dei
segni sincronici, e che non ricordano MAI un prelevamento da parte di forze
aliene, hanno in mente solo dei volti o delle sensazioni. Credo che lavorare
con questi soggetti sia molto importante, perché a mio parere alcuni di loro
percepiscono segnali indiretti di quello che avviene, non a loro, ma ad altre
persone. In pratica, è come se pescassero informazioni - distorte,
sconclusionate, incoerenti quanto vogliamo - dall’inconscio collettivo. E’
molto importante. Forniscono materiale che va comunque valutato. Ovviamente è
necessario escludere l’uso, anche sporadico, anche nel lontano passato, di
droghe, sia pesanti che leggere, altrimenti non abbiamo idea di cosa sia
successo ai recettori del midollo allungato.
Il fatto che non si tratti di soggetti IR4 lo si vede dalla mancanza di uno
stress post-traumatico o dalla filosofia del mondo che hanno, dalla scarsa
conoscenza di sé e da diversi altri fattori – tra cui l’assoluta mancanza di
trasmissione di stati d’animo di paura.
L.S.: Le sindromi post-traumatiche che presentano gli abdotti in cosa
differiscono dagli altri traumi, e queste sindromi possono essere curate con le
terapie che ci fornisce la psichiatria ufficiale?
G.d'A.: La sindrome post-traumatica che i soggetti IR4 possono
manifestare non differisce da quella di soggetti che sono incorsi in altri tipi
di trauma.
Possono essere trattati, oltre che con il colloquio, come già ampiamente
discusso, con rimedi omeopatici, secondo i canoni dell’omeopatia unicista
rigorosamente hannemaniana – esattamente come accade per altri soggetti.
La psichiatria allopatica fornisce farmaci ansiolitici e altri tipi di
specialità; per chi ci crede e acconsente a prenderli possono funzionare.
Ovviamente si tratta di una “pezza” e non di una soluzione.
L.S.: Sono attendibili nei testimoni i ricordi recuperati per mezzo
dell'ipnosi?
G.d’A.: Sembra di no. Come è già stato fatto notare ripetutamente, se
il metodo fosse attendibile, verrebbe usato in ben altre situazioni che non gli
IR4 – per esempio, nella ricostruzione di incidenti, crimini, violenze e
quant’altro.
Evidentemente no, ma non perché lo dico io, dato che l’ipnosi non è il mio
campo di studi, ma perché lo dicono gli ipnologi.
Ma credo che anche qui valga piuttosto la pena che le spieghi quanto ho visto
di persona.
I primi due casi che ho avuto sono stati studiati a lungo. Come già ho avuto
modo di raccontare recentemente, un caso è stato visto per 20 mesi
settimanalmente, e un caso per 30 mesi, sempre settimanalmente. Dopo questo
tempo, sono stati sottoposti a una tecnica semplice di regressione, una seduta
di preparazione e due sedute di lavoro.
In un caso, immagini già comparse nei sogni si sono collocate precisamente nel
tempo e nella sequenza.
Nel secondo caso, si sono sovrapposte immagini diverse, di pathos incongruo, la
cui spiegazione appartiene a un ambito strettamente personale o rimane
invalutabile. Nessuna connessione con i presunti brandelli di ricordi del
soggetto, ricordi peraltro molto scollegati e non circostanziati da altri
ritrovamenti. Questo secondo soggetto, però, rimase molto deluso dal fatto che
la concentrazione legata alle tecniche ipnotiche non avesse potuto dare una
chiave dei suoi disturbi. E di questo ringraziamo chi ha fatto grancassa di
tale metodo.
La tecnica ipnotica è interessante, il dottor Cigada è una persona che trovo
eccezionale per molti versi, ed è stato interessante seguire le sedute da lui
condotte. Intanto, dopo essersi assicurato, con una seduta preliminare, di
agganciare la persona a un luogo particolare, che desse serenità, e dopo aver
esplorato, attraverso le immagini, il suo modo di esprimersi, cominciava a
parlare con un tono via via più strascicato, quasi un modo di cullare con la
voce, rassicurante. Usava immagini per indurre la persona ad andare in
profondità - non tanto indietro nel tempo - e la lasciava libera di aprire una
porta e di trovarci quel che voleva.
Il primo soggetto rivisse una scena di paura, collocabile entro i primi 4 anni
di vita, i cui elementi, compreso l’“alieno”, erano già comparsi in un sogno.
In seguito a questo suo ricordo, non vi furono filosofie da ricostruire,
semplicemente si collocarono i tempi e i luoghi, il resto del lavoro era già
stato fatto con i normali elementi di contatto con i ricordi e di studio dei
sogni. In seguito a questo breve intervento, altri ricordi emersero in lui
spontaneamente, durante il giorno. Io credo che presto avremo un update con
questa persona, e spero di avere finalmente l’autorizzazione a raccontare tutta
la storia, che è molto interessante.
Il secondo soggetto passò da una scena di paura all’altra, senza però poter
definire i tempi degli accadimenti né potendosi agganciare a presunti ricordi
emersi o a sogni comparsi in quel tempo. Avevano invece, le sue scene, più
l’aspetto di rappresentazioni legate a cose che aveva letto e in cui
probabilmente si era immedesimata. Cigada e io, per correttezza, non decidemmo
per un pollice verso, ma per una sospensione del giudizio. Certamente l’ipnosi,
nel suo caso, non poteva per nulla considerarsi risolutiva e, per quanto
riguarda Cigada, era ed è rimasto dell’idea che il metodo non sia affatto
adatto ad esplorare la questione.
Così, se non erro, si sono espressi anche a livello internazionale altri
ricercatori.
John Mack ha sempre chiaramente detto che utilizzava il respiro olotropico di
Goof. Chi l’ha usato sa che si tratta di una forma di introspezione molto
potente, ma non so se lui lo utilizzasse nel modo originale, perché la
metodologia originale di Groof (e sono pochissimi i terapeuti formati da lui in
persona) prevede il gruppo e una musica adatta a tutto volume. Però Mack diceva
che i veri soggetti IR4 non hanno necessità di fare lunghi lavori di
estrapolazione dei ricordi, diceva che i ricordi sono lì, appena sotto
l’inconscio, basta un semplice rilassamento ed essi sono pronti a essere
rivelati.
Derrel Sims invece parte dal presupposto che diversi tipi di stimolazione,
durante una sessione in cui si focalizza l’attenzione di una persona, possono
essere il metodo giusto per svelare i ricordi. Ad esempio, ha scoperto che i
grigi condizionano le persone toccando loro leggermente una spalla (il “pat pat”
dei fumetti) e che, durante un rilassamento, ripetere questo gesto sul soggetto
può precipitarlo all’interno di un ricordo. In generale i suoi metodi, più che
ipnotici, tendono a ri-fornire al soggetto stimoli particolari, che fanno parte
dell’esperienza IR4, insieme a uno stato di concentrazione.
L’ipnosi, di fatto, non è una magia, ma un modo con cui chi è predisposto può
essere portato a focalizzare l’attenzione in modo molto concentrato su
un’immagine particolare, e da questa può trarre delle amplificazioni. Se queste
amplificazioni siano un ricordo, e di che genere, o una semplice associazione
mentale, questo lo si può desumere solo e soltanto da una profonda conoscenza
della persona, una conoscenza non strumentale ma sincera. Non strumentale
significa che il terapeuta non può sedersi lì ad ascoltare, cercando di
catturare solo il materiale che gli serve per nutrire la sua curiosità sugli
IR4; significa che tutto il materiale deve poter scorrere in modo fluido, e che
il terapeuta deve essere tanto esperto da poter suddivider ciò che fa parte di
una vita normale da ciò che non ha spiegazione univoca da ciò che può avere
solo e soltanto una spiegazione anomala. Ma ogni e qualsiasi particolare della
vita della persona che gli sta davanti deve avere la medesima importanza,
altrimenti il rapporto viene viziato da un pregiudizio, da un’aspettativa del
terapeuta. E qui allora diventa altamente improbabile distinguere ciò che è
possibile da ciò che è impossibile.
E, al termine, le posso dire questo: che sono molto, molto attendibili i
ricordi recuperati NON per mezzo dell’ipnosi. Di questo almeno siamo certi.
L.S.: La rimozione dei ricordi negli abdotti è dovuta agli intrinsechi
meccanismi di difesa della mente umana o al supporto di tecnologie aliene che
originano screen-memories?
G.d’A.: Suppongo ad entrambi, anche se quelle “aliene” non saprei se
chiamarle veramente tecnologie, non abbiamo prove. Come già discusso, lavorando
sui blocchi psicologici con diversi mezzi è molto difficile che i ricordi
rimangano sepolti.
Chi ha ricordi veramente ostici da recuperare potrebbe non essere un soggetto
IR4. Oppure è in mano a un professionista che non sa il fatto suo.
L.S.: Che strumenti fornisce la psichiatria attuale per consentire
l'indagine in stati di coscienza inconsapevoli dove avvengono gli IR4 ?
G.d’A.: Per rispondere a questa domanda, è necessario fare un premessa.
La materia psichiatrica e psicanalitica è stata per un secolo in mano
soprattutto a medici. Il che non era un male, nel senso che gli psicoterapeuti
che provenivano da altre aree aggiungevano dei contributi molto originali a
questa tematica, perché erano in grado di vedere certi aspetti della psiche
filtrati dai loro studi letterari, matematici, filosofici, storici,
antropologici, etologici, artistici, eccetera. Al campo prettamente medico,
dove la necessità era trovare un rimedio per i disagi mentali, si aggiungevano
quindi riflessioni importantissime sulla condizione umana, riflessioni che non
possono essere svincolate dalla giusta pretesa di espandere la conoscenza nel
campo, e di espandere la conoscenza sulla coscienza, che poi è il vero fine
dell'ambito degli studi psi.
Tale tipo di quadro si è modificato con l'introduzione della laurea in
psicologia e con l'introduzione di materie di studio che hanno sì a che fare
con certi meccanismi schematici della psiche, ma che non hanno niente a che
fare con il riconoscimento di altri fattori, che poi nella pratica sono i più
importanti.
La stragrande maggioranza, diciamo oltre il 90%, degli psicologi esce dalla
facoltà senza avere una pallida idea del fatto che la psiche umana è
fondamentalmente costituita da eventi simbolici e da simbologia. La
rappresentazione del mondo che ci scorre dentro la testa è formata
esclusivamente da simboli, che siamo in grado di riconoscere e immagazzinare
grazie a un complessissimo sistema di neuromodulazione, che si rifà a
meccanismi anche ancestrali. La neurochimica è un costituente fondamentale dei
modelli di rappresentazione delle esperienze.
Sulla base di alcune di queste scoperte, si sono sviluppate scuole di
psicoterapia aberranti, come il comportamentismo e il cognitivismo, e anche
diverse altre, il cui scopo è trattare l'essere umano come una cavia da
laboratorio, ignorando che alla base di certe reazioni c'è una rappresentazione
simbolica, non solo una rappresentazione biochimica. Così viene fatta passare
per panacea una quantità di scuole e sistemi di “terapia” il cui scopo
principale è tenersi alla larga dalle vere motivazioni per cui una persona
reagisce in un modo piuttosto che in un altro.
Come molti maestri indiani ci hanno spiegato (e Osho è stato il più diretto e
trasgressivo nel trasmettere questo insegnamento), la mente umana è
estremamente permeabile al condizionamento. Questo significa che può anche
de-condizionarsi, purché ne abbia la forza sufficiente. Purché sappia di sé.
Sapere di sé però non significa leggere alcuni libri. E tuttavia può anche non
essere un percorso lungo e complesso. Certamente richiede una cosa: coraggio.
Là dove regna l'inconsapevolezza personale, si deve percorrere la strada con
una guida che conosca la strada, conosca gi ostacoli, conosca i metodi per
superarli.
Con l'inconsapevolezza si deve scendere a patti. L'inconscio non è una cosa che
si può bypassare, perché l'inconscio non è solo personale, è una sorta di
enorme contenitore dove sembra sia contenuta ogni sorta di informazione.
Nell'inconscio albergano le esperienze del passato che appartengono
all'umanità, albergano le invenzioni che ancora non sono state inventate,
albergano aspetti creativi che attendono di essere svelati; albergano anche
ricordi personali, che si legano intimamente a schemi psichici chiamati
archetipi. L'inconscio, ossia quella parte di universo che noi arriviamo a
conoscere tramite strade di rappresentazione mentale, è fatto così.
Allora, se possiamo partire da questo presupposto (e possiamo, perché la mole
di dati clinici della psicanalisi ce lo consente), ci si rende conto che non
esistono scorciatoie per obbligare l'inconscio a fornire delle risposte su
richiesta. L'essere umano funziona così.
Il condizionamento mentale è già una grossa parte della nostra esistenza
mentale, le persone tendono, assai più che una volta, a non valutare aspetti
del passato per relazionarsi col presente, per esempio; diciamo che il mondo
moderno spinge a una sorta di essenzialità, a una accelerazione delle
soluzioni.
Se tutto questo sia giusto o sbagliato, non lo so. E' sicuramente sbagliato
cercare soluzioni che danneggiano qualcosa per ottenere qualcos'altro.
Di sicuro la biologia umana è fondamentalmente la stessa di duemila anni fa, la
psicologia umana pure, e quindi in questo campo le scorciatoie sono sempre
perdenti.
Al momento attuale è così.
Perciò il vecchio metodo di fermarsi a parlare ore e ore rappresenta ancora il
modo corretto di esplorare ciò che di noi non conosciamo. Lo sappiamo
benissimo, che la verità di noi viene fuori guardando il cielo o il mare,
stando nella natura, stando senza tecnologia, eccetera. Cioè, rallentando i
tempi. Annullando i tempi. Risuona con la teoria della relatività. Annulli il
più possibile la velocità e il tempo, ed accadono cose a chi osserva e a chi è
osservato. Essenzialmente accade che chi è osservato comprende di essere colui
che osserva.
Raggiunte certe profondità di coscienza, solo allora si può cominciare a
decidere di combattere qualcosa che forse è altro dal noi, come per esempio un
“alieno”.
Tutte le grandi scuole di arti marziali fanno cominciare gli allievi da basi
che includono soprattutto pazienza, autoconoscenza, dominio di sé.
In questo campo non è diverso.
Alla luce di quanto esposto, si può comprendere come tale tipo di processo non
possa essere ostacolato da alcun “alieno”. Nessun alieno è tanto potente da
poter interrompere l’enorme potenza dell’inconscio, che è parte dell’universo
stesso, del serbatoio di possibilità dell’essere umano.
L’eventuale alieno gioca piuttosto con la mente e gioca soprattutto con la
paura dell’essere umano. Il lavoro è quello di potenziare gli aspetti nobili
della psicologia umana, e questo è il sistema per contrastare qualsiasi
interferenza.
Tornando alla domanda, la psichiatria in sé non offre alcuno strumento. La
psichiatria attuale offre solo farmaci.
Il campo psicoterapeutico, un po’ più generosamente, offre quello che hanno
sempre offerto le scienze dell'essere umano: pazienza, autoconoscenza, dominio
di sé, ossia strumenti per affrontare l'ignoto. Strumenti che non si possono
ottenere né velocemente né gratis.
L.S.: Quanto la stanno aiutando nel campo degli IR4 l'essere psichiatra e
la sua esperienza nella conoscenza della psiche umana?
G.d’A.: Ritengo che l’esperienza di medico sia stata molto formativa,
perché mi ha consentito di avvicinare una larga fetta di umanità sofferente. Ho
studiato dieci anni all’interno di un ex-manicomio, a contatto con malati
cronici; ho studiato in reparti di Medicina (2 Anni), chirurgia (6 mesi, con
presenza come secondo o terzo in campo operatorio), in Neurologia (1 anno). Ho
vissuto a fianco di due omeopate eccezionali. Ho aiutato qualcuno a vivere di
nuovo, qualcun altro a percorrere il passaggio verso la morte, e come
psicoterapeuta questa è stata una delle cose più impegnative. Tutto questo
forma una base di esperienza non quantificabile – volendo rimanere nel campo
puramente medico, ché il campo culturale, qui non considerato, occupa almeno
metà della mia vita mentale.
Diciamo che aver avuto una lunga esperienza di osservazione come medico e come
psichiatra, oltre che come essere umano (dato che ho avuto una vita piuttosto
singolare), mi fa ritenere di poter fronteggiare il campo IR4 con molti
collegamenti ad altri campi che non siano quello ufologico.
Spesso accade che le persone che mi contattano e che parlano con me attraverso
lo schermo del computer si facciano un’idea piuttosto meccanica del modo in cui
affronto le cose. Costoro discutono però con i loro fantasmi. Io sono una
persona vera, molto concreta, molto affettiva, purtroppo (per alcuni) molto
preparata e, appunto per questo, molto al di là della preparazione che mi è
stata data. Purtroppo (per alcuni), per me l’interlocutore dal vivo è un libro
aperto, ma non perché io sia un’esperta di tecniche superficiali (dato che
ognuno è figlio della sua cultura e dei suoi meccanismi di adattamento), ma
perché mi è molto naturale comprendere DOVE la persona che mi si para davanti
ha perso la sensazione di non essere collegata a una Forza Amorevole
trascendente, dove e quindi di cosa ha bisogno, e non è mai una tecnica. La
compassione, termine che colgo dal pensiero buddhista e non nella accezione
comune occidentale, è un “vedere oltre”, e deriva dall’aver sperimentato quel
particolare stato d’animo. Questo, le persone che mi conoscono lo colgono;
sanno che ho il potere di sperimentare con loro ciò che accade. Direi che
questa caratteristica si è mostrata l’aspetto fondamentale per comprendere gli
IR4, senza perciò avere bisogno di vedere decine e decine di persone. Io sono
entrata con loro in quei posti dove sono andati. Non c’entrano la psichiatria o
la psicanalisi. Esse servono a descrivere, non a sperimentare né a capire.
L.S.: Alieni buoni / alieni cattivi, molte testimonianze attendibili sono
contraddittorie su questo punto, la percezione è soggettiva nei testimoni?
G.d’A.: Ovviamente sì.
L.S.: Un caso che segue che l' ha colpita particolarmente?
G.d’A.: I casi che ho avuto, veri IR4 oppure no, sono stati tutti
interessanti e fonti di informazioni meritevoli di essere registrate e
codificate. Spero di avere il tempo di pubblicare qualcosa, nei prossimi due
anni.
L.S.: Ha mai riscontrato casi con la presenza di impianti anomali?
G.d’A.: Sì, ma non ne parlo qui, perché c’è qualcosa che “bolle in
pentola”.
L.S.: Cosa ne pensa del caso Zanfretta, del caso Travis Walton e della
vicenda che vede coinvolti i coniugi Barney e Betty Hill?
G.d’A.: Non parlo volentieri delle persone che non ho conosciuto di
persona. Per quanto riguarda Travis Walton, ho avuto modo di vederlo parlare e
di vedere il suo sguardo da Bonolis, anni fa, in televisione.
Posso dire che sicuramente a lui è successo qualcosa di brutto, e posso dire
che mi spiace molto non averlo a portata di mano, è un soggetto che, con rimedi
omeopatici unicisti, avrebbe moltissimo da ricordare e da raccontare senza più
avere tutta quella paura. Sono veramente rammaricata per lui, penso che
meriterebbe di incontrare professionisti più attrezzati.
L.S.: Cosa pensa delle ricerche dello storico David Jacobs?
G.d’A.: Anche di lui conosco troppo poco, solo qualcosa di ciò che
venne pubblicato su periodici italiani. Le sue teorie pessimistiche e prive di
risorse, soluzioni, che attingano al campo della filosofia, in cui Jacobs
lavora, non mi convincono, anzi, mi stimolano a stare comunque lontana da
quest’altro statunitense.
Penserà che sono pretenziosa, ed è così, lo sono. Ho sempre studiato tanto, non
vedo perché gli uomini senza risorse dovrebbero convincermi, solo perché sono
uomini o perché sono americani o perché pretendono di aver trovato una
soluzione.
L. S.: Cosa pensa delle ricerche del Dr. John Mack?
G.d’A.: John Mack è stato un grande, con grandi pensieri e grandi
limiti. Come tutti. Solo che lui, i suoi limiti, li conosceva bene.
L.S.: Cosa pensa delle ricerche di Budd Hopkins?
G.d’A.: Non conosco molto di quello che ha fatto. Mi piacerebbe avere
il tempo di leggere almeno uno dei suoi libri, ma di fatto non è prioritario,
per l’idea che ne ho. Pare che i suoi presupposti siano comunque basati su
ipnosi, e ogni tanto salta fuori (quando salta fuori) (e a volte per saperlo è
necessario battere altri canali) che qualche suo soggetto lo abbandona in modo
clamoroso. D’istinto non mi piace molto, probabilmente non partiamo dagli
stessi presupposti.
Mi piace molto di più quello che scrive la Turner, i suoi libri sono
leggibilissimi, anche in inglese, e i suoi percorsi logici sono molto simili ai
miei, e credo che in campo ufologico le sue testimonianze siano in assoluto le
più attendibili.
Inoltre le dico un’altra cosa. Non mi piace che si faccia continuamente
riferimento agli statunitensi. Siamo troppo dipendenti dal loro pensiero, ma
essi non hanno nulla più di noi, anzi, hanno molto di meno, e soprattutto, come
popolo, hanno dei problemi inconsci collettivi troppo giganteschi e troppo
rimossi perché le ricerche in questo campo non vengano influenzate in modo
evidente.
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