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Rivista
Bimestrale di Ufologia, Mistero, Astronomia, Scienze di Frontiera,
Archeomisteri, Esobiologia, Informazione Alternativa...
ARTICOLI NON INEDITI INTERESSANTI
Vi presentiamo in queste pagine una serie di articoli che sono
stati già pubblicati in internet o in riviste e libri, e che quindi non abbiamo
potuto inserire nella rivista; ve li presentiamo poichè ci sembrano decisamente
interessanti.
Numero 2
Dante Alighieri ed il Mistero di Thule
a cura di Giancarlo Gianazza,
giancarlogianazza@alice.it (Ingegnere, Ricercatore e Appassionato di Arte,
Filosofia ed Astronomia Medievale)
Articolo pubblicato sul sito web www.islanda.it alle pagina
web:
www.islanda.it/new/index.php?option=com_content&task=view&id=191&Itemid=2
e successive.
Il termine “Thule” viene utilizzato la prima volta dall’esploratore greco Pitea
(Pytheas) per indicare un territorio allora sconosciuto raggiunto dopo circa
sei giorni di navigazione in direzione nord partendo da quello che oggi è il
Regno Unito.
I diari di viaggio della spedizione intrapresa dall’esploratore greco, partito
da Marsiglia tra il 330 a.C. e il 325 a.C. sono probabilmente i documenti nei
quali deve essere apparso per la prima volta un termine specifico per definire
quella che oggi è conosciuta come Islanda.
Questa approssimazione è dovuta al fatto che non è rimasta traccia di tale
documento (il cui titolo originario era "Intorno all'Oceano”) se non su testi
di altri studiosi che di esso ne hanno riferito i contenuti. La maggior parte
degli scienziati dell'antichità infatti non credettero al racconto di Pitea e
alla descrizione della prima osservazione dei fenomeni di buio e luce
prolungati (i sei mesi invernali e i sei mesi estivi) ad esclusione dei
geografi e matematici come Eratostene ed Ipparco che erano già giunti in via
teorica alla conoscenza astronomica dei movimenti della volta celeste e
dell’inclinazione dei raggi solari a seconda delle stagioni.
Sono state fatte altre ipotesi riguardanti la possibilità che il termine Thule
si riferisca alla isole Shetland piuttosto che alle isole Faroe, all’isola di
Saarema o alla città di Trondheim (Norvegia), ma le descrizioni di quella terra
“di fuoco e di ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai” sembrano calzare
quasi a pennello alla nazione islandese.
Col tempo gli stessi Romani utilizzarono il termine “Ultima Thule” per indicare
tutte le terre aldilà del “mondo conosciuto” e da qui il termine ha sempre
rappresentato più un idea che un luogo geografico ben definito. Con il passare
del tempo è stato associato finanche a contrastanti miti quali Atlantide, lo
Shangri-La hymalaiano, la terra misteriosa popolata dagli Iperborei o a terre
remote e poco conosciute dell’area sud groenlandese.
Questa breve premessa ci introduce ad un argomento ben più recente e che
riguarda le ipotesi che di questa terra si faccia chiara e specifica menzione
all’interno dell’opera Dantesca della Divina Commedia. Sebbene la cosa abbia a
dir poco dell' ”incredibile” nelle pagine che seguono troviamo la spiegazione
tecnico geografico-scentifico e letterale di tale affermazione.
Ringraziamo il suo autore Giancarlo Gianazza che ha prodotto e “scovato” tali
significati all’interno dell’opera di Dante Alighieri.
Sottolineiamo come queste “novità” possano in futuro stravolgere i metodi di
lettura e i significati che fino ad oggi sono stati attribuiti non solo
all’opera dantesca ma anche ad una buona parte dei fondamenti della cultura
occidentale e del susseguirsi di avvenimenti storici e di come questi ultimi,
fino ad oggi, siano stati tramandati.
Per rimanere aggiornati sugli ultimi sviluppi di questa ricerca vi consigliamo
di visitare il sito
http://www.gopfrettir.net/open/GiancarloGianazza
Islanda, l'ultima Tule.
"Tibi serviat ultima Thyle" ( Virgilio, Georgiche, libro I, 30).
Con questo verso Virgilio, invocando l'ultima Tule, voleva augurare a Ottaviano
di espandere il suo impero sino alle favolose terre del più remoto
settentrione.
L'individuazione geografica di questa isola nordica non ha mai trovato sino ad
ora una risposta sicura ed univoca....
Grazie alla decodifica di alcuni versi della Commedia secondo un codice basato
sulla cartografia è ora possibile individuare nell'Islanda l'ultima Tule.
Ai versi 52 e 53 di Purgatorio XXXIII è possibile individuare un gioco di
parole la cui soluzione è data due versi dopo: TULE, la mitica terra del nord.
TU-LE è al verso 55 : alla distanza di
55° in longitudine dal meridiano di
riferimento del tempo, quello di Gerusalemme, si trova l'Islanda.
Non può trattarsi di casualità, la combinazione delle 2 sillabe TU-LE compare
solo due volte nei 14.233 versi della Commedia.
Procediamo quindi alla lettura dei versi 62-64 ricercando nel significato
letterale delle parole altri possibili riferimenti geografici.
L'espressione "essere eccelsa lei tanto" si riferisce alla massima latitudine
dell'Islanda.
In quel punto, in corrispondenza delle due penisole che si protendono nel mare
una a est e l'altra a ovest, l’isola è lambita dal Circolo Polare Artico, il
parallelo posto a 66° 33' N,
Al verso 66 di Purgatorio XXXIII, con il numero del verso e il numero del canto
viene indicato il Circolo Polare Artico. L'Islanda è sì travolta ne la cima,
tagliata a nord alla latitudine di 66° 33' N,
così come indicato dai
riferimenti numerici del verso.
Purgatorio XXXIII:
54
|
Tu nota; e sì come da me son porte,
così queste paro-le segna a' vivi
del viver ch'è un correre a la morte.
|
Prendi nota delle due lettere TU
e parimenti a quanto fatto prima segna anche LE
|
57
|
E aggi a mente, quando tu le scrivi,
di non celar qual hai vista la pianta
ch'è or due volte dirubata quivi.
|
scrivi TULE
posizione dell'isola
per la seconda volta rivelata
in modo nascosto QUI
|
60
|
Qualunque ruba quella o quella schianta,
con bestemmia di fatto offende a Dio,
che solo a l'uso suo la creò santa.
|
|
63
|
Per morder quella, in pena e in disio
cinquemila anni e più l'anima prima
bramò colui che 'l morso in sé punio.
|
|
66
|
Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima
per singular cagione essere eccelsa
lei tanto e sì travolta ne la cima.
|
Dorme il tuo ingegno se non individua anche
per la sola latitudine tanto elevata
TULE così tagliata a nord dal Circolo
Artico, 66° 33' |

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Le coordinate dell’isola.
Le coordinate dei due punti all’estremo nord dell’isola lambiti dal Circolo
Polare Artico.
• TU LE compare al verso 55: a 55° ovest da Gerusalemme il meridiano del centro
Islanda equidistante dalle due penisole nel nord dell'isola lambite dal Circolo
Polare Artico;
• TU nota è a inizio verso 52: a 52° ovest da Gerusalemme si trova il punto
della penisola nord-orientale;
• QUIVI è a fine verso 57, per cui 58° da Gerusalemme: esattamente a quella
distanza in longitudine si trova il punto della penisola nord-occidentale.
Lo schema di decifrazione di questi versi di Purgatorio XXXIII risulta ormai
ben delineato.
- Nell'ultima terzina viene data la posizione dell'Islanda alla sua massima
latitudine: l'isola è "tagliata" a nord dal Circolo Polare Artico. Le parole
essere eccelsa lei tanto suggeriscono il fatto che in questo punto sia indicata
la latitudine massima dell'isola.
- Nelle prime due terzine viene invece data la posizione in longitudine dei due
punti nel nord dell'isola in cui il Circolo Polare Artico lambisce l'Islanda.
Coerentemente con la decodifica cartografica che stiamo operando, le parole del
viver ch'è un correre a la morte abbinate al sorger del sole a oriente ed al
suo tramontare (correre a la morte) a occidente, suggeriscono il fatto che in
questo punto siano indicate le distanze in longitudine in direzione ovest dal
meridiano di riferimento del tempo, quello di Gerusalemme.
Il primo punto in cui rilevare il valore della distanza è ben evidenziato
all'inizio delle due terzine con l'espressione TU nota; il secondo esattamente
alla fine delle due terzine: per la seconda volta la posizione dell'isola è
celata QUI.
Latitudine massima dell’isola: 66° 33’ N
Distanza in linea di longitudine da Gerusalemme: 55° W
Punta nord-orientale (1) ( 66° 33’ N,
52 W ) Punta nord-occidentale (
66° 33’
N, 58 W )
La latitudine della costa meridionale dell'isola.
• TU LE compare al verso 55 di Purgatorio XXXIII: a 55° ovest da Gerusalemme si
trova l'Islanda;
• TU LE compare anche e solamente in un altro punto della Commedia, al verso
63
di Inferno XXXIII (2): il numero del verso questa volta dovrà necessariamente
indicare un dato di latitudine per poter essere abbinato al dato di longitudine
rilevato con l’altra occorrenza del termine TULE.
• I due punti della Commedia in cui compare la combinazione
TU LE, individuano
la posizione dell'isola a 55° di longitudine da Gerusalemme e poco più a nord
dei 63° di latitudine (3).
La sintesi di quanto codificato nei versi in cui compare il riferimento a TULE
(4) è quindi la seguente:
TULE ( 63° N, 55° W ).

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Note:
(1) Le due penisole al nord corrispondono alle fronde dilatate verso l'alto
dell'albero del giardino dell'Eden e la latitudine alla sua eccezionale
altezza.
(2) V. 63 queste misere carni, e tu le spoglia.
(3) La parola Tule è all'interno del verso e indica quindi un valore di
compreso tra i 63 ed i 64 gradi: accanto e prima del verso può comparire solo
il numero intero. La costa sud islandese si sviluppa in modo irregolare tra i
63° 23' N ed i 64° N.
(4) Pg XXVIII, 139-144: corrispondenza mitologica del purgatoriale Giardino
dell'Eden, trasfigurazione allegorica dell'Islanda, con la mitica Tule (G.
Gianazza, G.F. Freguglia, I custodi del messaggio, Sperling & Kupfer, 2006,
pagg. 50-51).
Dante in Islanda, un viaggio realmente compiuto.
Purgatorio XXX:
57 |
Dante, perché Virgilio se ne vada,
non pianger anco, non piangere ancora;
ché pianger ti conven per altra spada. |
60 |
Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
viene a veder la gente che ministra
per li altri legni, e a ben far l'incora; |
63 |
in su la sponda del carro sinistra,
quando mi volsi al suon del nome mio,
che di necessità qui si registra, |
66 |
vidi la donna che pria m'appario
velata sotto l'angelica festa,
drizzar li occhi ver' me di qua dal rio. |
Come abbiamo visto la combinazione di sillabe TU LE
è presente in soli due punti della Commedia, al verso
55 di Purgatorio XXXIII e al verso
63 di Inferno XXXIII. I numeri dei versi in cui la
parola compare corrispondono alle coordinate geografiche che permettono di
individuare l'isola in modo univoco:
TULE ( 63° N,
55° W ).
Anche per il nome Dante si ripropone con modalità
del tutto analoghe quanto visto per la parola TULE.
Nella Commedia il nome Dante compare solo al verso 55
di Purgatorio XXX e viene richiamato in modo indiretto ma preciso solo in un
altro punto pochi versi più avanti.
Al verso 63 di quello stesso canto Dante afferma che è assolutamente necessario
registrare il suo nome proprio lì in quel verso (che di necessità
QUI si registra).
Il senso dell’espressione usata è chiaro: il nome Dante va immaginato scritto a
chiare lettere anche al verso 63. Chiaro è anche
il motivo: al dato di longitudine fornito pochi versi prima con l’occorrenza
del nome Dante va necessariamente affiancato il dato di latitudine per poter
indicare anche in questo caso la ormai nota posizione geografica di TULE.
DANTE ( 63° N,
55° W ).
La stessa combinazione di numeri (1) questa volta abbinata al nome Dante
non può avere che un'unica possibile lettura: Il poeta sta confermando il fatto
di essere stato effettivamente a quella latitudine ed a quella longitudine, in
Islanda (2).
Giancarlo Gianazza

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Note:
(1) La probabilità dell'occorrenza ai versi 55 e 63 in uno dei cento canti
della Commedia è inferiore a 1 %. La probabilità che avvenga proprio in uno dei
sei canti in cui è descritto il giardino dell'Eden è inferiore a 0,1 %.
(2) Pg XXVIII, 97-99; Pg XXXIII, 97-102: descrizione dei fenomeni di natura
geologica tipici dell'isola (op. cit., pagg. 47-50). In questi passi Dante
sembra addirittura descrivere i geyser.
Note sull'autore:
Giancarlo Gianazza
Laureato in ingegneria. Grande appassionato di arte, filosofia e astronomia
medievale, si è dedicato negli ultimi otto anni alla decifrazione dei dipinti
di Leonardo, Botticelli e Raffaello e della Commedia di Dante, affiancando alle
speculazioni teoriche ricerche approfondite sul campo, nell'isola di Citera e
in Islanda.
"I Custodi del messaggio" di Giancarlo Gianazza - Gian Franco Freguglia edito
da Sperling & Kupfer
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