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  Rivista Bimestrale di Ufologia, Mistero, Astronomia, Scienze di Frontiera, Archeomisteri, Esobiologia, Informazione Alternativa... 

ARTICOLI NON INEDITI INTERESSANTI

Vi presentiamo in queste pagine una serie di articoli che sono stati già pubblicati in internet o in riviste e libri, e che quindi non abbiamo potuto inserire nella rivista; ve li presentiamo poichè ci sembrano decisamente interessanti.

Numero 4


Le Piramidi furono costruite dall'alto
a cura di Diego Baratono, ricercatore indipendente, archeologo, saggista e scrittore torinese,
Articolo pubblicato sul blog di libero.it alla pagina: 
http://blog.libero.it/DiegoBaratono/4731134.html
20-05-2008 - 11:04


Il più intricato enigma legato al complesso mondo dell'Antico Egitto potrebbe essere prossimo a una soluzione, grazie alle ricerche certosine di Diego Baratono, egittologo attivo all'Università di Torino. Baratono in anni di studi ha dato vita a teorie convincenti e puntualmente verificate sul campo, riguardanti la costruzione della grande piramide di Cheope e di quelle attigue di Chefren e Micerino, sulla piana di Gizah (periferia occidentale del Cairo). Il luminare torinese è riuscito, con appropriati rilevamenti sul terreno, a provare l'esistenza all'epoca della costruzione delle tre piramidi (IV Dinastia, attorno al 2550 a. C.) di un terrapieno, da lui denominato ‘terzo livello della piana di Gizah'; una sorta di altura ben al di sopra del piano calpestato, che costituì il livello d'appoggio delle piramidi e dunque la base di lavoro, dove gli operai trasportarono i blocchi per la futura struttura.

Come venne di fatto costruita la piramide? Gli enormi blocchi furono innalzati sulla sommità del terrapieno mediante l'utilizzo di slitte o di traversine in legno, capaci di far scorrere massi di elevato tonnellaggio e da lì vennero prima calati "in situ" e poi sistemati con traiettoria sempre più orizzontale. Una volta che la nuova costruzione raggiunse il livello del terrapieno gli ingegneri egizi iniziarono a dar corpo all'imponente camera mortuaria e ai condotti, quasi tutti ad essa collegati; la piramide di Cheope fu poi completata utilizzando la camera del re come base d'appoggio per la parte terminale e per il ‘pyramidion': in questa fase finale gli operai verosimilmente utilizzarono le strutture sottostanti come punto d'appoggio per innalzare il materiale utilizzato per il vertice: in questa non agevole operazione si utilizzò un sistema di carrucole, che scorreva su un fianco della parte già eretta, ultimato solo alla fine. Nella fase conclusiva le teorie di Baratono riprendono e completano l'ipotesi in passato avanzata da Jean-Pierre Houdin e verificata con simulazioni in 3D al computer.

La nuova tesi è anche la conferma di quanto ipotizzato da un altro celebre egittologo, Michel Valloggia, direttore dello scavo nell'area della piramide di Gedefra ad Abu Rawash (a nord di Gizah): Valloggia nel corso delle più recenti campagne di scavo ha osservato e poi verificato con prospezioni in altri siti come la scelta del terreno, su cui erigere una piramide di notevoli dimensioni, fosse determinata dalla stabilità del terreno stesso e dalla possibilità di portare i pesanti blocchi con il maggior agio possibile (magari appunto sfruttando terrapieni attigui). Le tracce della presenza di un terrapieno a Gizah sono state riscontrate da Baratono e dalla sua équipe con sofisticati sistemi di accertamento e consentono di postulare l'esistenza a tutto l'Antico Regno di una sorta di collina di ampie dimensioni, elemento nodale per il buon esito di quell'epica impresa ingegneristica. Insomma un progresso importante nel campo dell'egittologia, che ha il pregio di basarsi su elementi evidenti e di non ricorrere a strampalate supposizioni esoteriche o astronomiche.



Scoperto un Complesso Ipogeo nell'Altopiano di El-Giza
E' clamoroso, ma è così: "Con il Satellite Scoperta Nuova Sfinge"
Articolo pubblicato sul giornale "Il Tempo" alla pagina web: 
http://iltempo.ilsole24ore.com/spettacoli/2008/06/07/888404-satellite_scoperta_nuova_sfinge.shtml
07-06-2008

Una ripresa satellitare dell'Esa, l'ente spaziale europeo, avrebbe consentito di individuare una «seconda Sfinge» in Egitto. A sostenerlo è lo studioso torinese Diego Baratono, per il quale, in base ai nuovi dati, ad Ovest dell'altopiano di El-Giza, «esiste una struttura sotto terra fino ad oggi sconosciuta».Home Spettacoli
Secondo Baratono, egittologo autodidatta e che da anni si occupa della ricerca della «seconda Sfinge», «la configurazione strutturale del complesso individuato, è esattamente distanziato dal centro della piramide di Chefren quanto la vasca dove si trova collocata la Sfinge nota, come previsto dalla mia teoria».
«È una struttura di forma trapezoidale regolare e i suoi lati misurano circa 50 metri per 55 metri circa», dice Baratono riferendosi al complesso che potrebbe essere una struttura tombale probabilmente integra: «Questo consentirebbe una lettura maggiormente precisa di una parte della cultura sviluppata dalla civiltà nilotica dell'Antico Regno», aggiunge lo studioso che ha basato la sua teoria sulla localizzazione della «seconda Sfinge» basandosi su «punti geometrici realmente esistenti sull'altipiano di El-Giza»".


Registrato al Tribunale di Roma al numero 225 del 18-11-1948 - © Copyright 2002 Società Editrice Il Tempo s.r.l.
 

 

 


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